RGB

Thomas Young era un medico-scienziato che continuò
gli studi sul colore che in precedenza fece Isaac
Newton, il quale ipotizzava che ogni sensazione
di colore doveva corrispondere a una diversa lunghezza
d’onda della luce in arrivo al nostro occhio.
Young, partendo dal fatto allora noto dell’esistenza
di tre colori primari (dalle mescolanze dei quali
derivano tutti gli altri),ne cerco la spiegazione
non più nella proprietà della luce,
ma in quelle dell’occhio umano. E questa fu
la chiave per capirne il funzionamento. Young avanzò
l’ipotesi che i recettori per la visione diurna
fossero soltanto di tre tipi e che ciascun tipo
corrispondesse a una tinta primaria.Ogni altra tinta
sarebbe risultata dalla stimolazione simultanea
dei tre tipi di recettori. Egli basò i suoi
esperimenti sulla mescolanza o sintesi additiva
dei colori, usando tre filtri che non si discostassero
dal Rosso vivo, dal Verde e da un Blu al limite
del violetto (filtri che, non a caso, corrispondono
grosso modo alle regioni di sensibilità dei
tre tipi di coni della retina) era riuscito a produrre
tutti i colori sovrapponendo i filtri facendoli
attraversare da fasci luminosi e giostrandone in
modo opportuno le relative intensità. Quindi
il nostro cervello elabora una tripletta di segnali
che è rigorosamente caratteristica di una
colorazione,colorazione associata alla radiazione
luminosa che arriva sulla retina e che stimola tutti
e tre i coni, ovviamente in misura differente a
seconda della composizione spettrale ad essa associata.
Dunque, un dato colore può essere generato
con molte combinazioni di bande luminose. Il bianco,
in particolare, è ottenibile miscelando tre
tinte primarie:Verde, rosso e blu ma che siano dosate
con precisione, da generare lo stesso tristimolo
della luce del sole.Si ottiene il bianco usando
anche una terna diversa, derivata dalle combinazione
a due a due dei tre colori primari: giallo = verde
+ rosso azzurro cian = verde + blu rosso magenta
= blu + rosso. Il nero non può essere generato,
in sintesi additiva, corrispondendo a esso la totale
assenza di luce. Per concludere, bisogna ricordare
che la sintesi additiva, a parte il meccanismo della
visione, si verifica solo in poche circostanze del
nostro vivere quotidiano.Per esempio nella televisione
a colori o in tutti quegli eventi dove vengono usati
proiettori intelligenti dotati di filtri dicroici
e capaci di sovrapporsi con un meccanismo di rotazione
producendo fasci di luce colorata. In conclusione
si chiama sintesi additiva il meccanismo di miscelazione
dei primari per ottenere tutti gli altri colori
perché si basa sulla somma di luce tendente
quindi al bianco.
CMY

La sintesi sottrattiva è molto importante,
perché è quella che interviene nella
comune esperienza di osservazione dei colori.La
colorazione delle cose comporta meccanismi sottrattivi,
in quanto si basa sulla loro capacità di
assorbire componenti cromatiche della luce che illumina,
piuttosto che di emetterne di proprie.Il colore
è dato dalle componenti che non sono assorbite.
L’esperimento di Young, fu quello di sovrapporre
tre filtri colorati Giallo Cian e Magenta (complementari
dei primari) facendoli attraversare da un unico
fascio di luce bianca.In tale disposizione, ciascun
filtro sottrae alla luce bianca quella particolare
regione di lunghezza d’onda che è in
grado di assorbire.Dove i filtri si sovrappongono
gli effetti di sottrazione si cumulano, così
che il risultato è del tutto differente dal
metodo additivo, quando prima si otteneva il bianco
come risultato del mescolamento di una coppia di
colori complementari, diciamo Rosso e Cian, ora
questa coppia dà il nero. In conclusione,
i pigmenti e tutti gli oggetti che noi vediamo colorati,
lo sono perché quando vengono investiti dalla
luce essi riflettono solo quella “del loro
colore” mentre assorbono tutta l’altra.