Temperatura
colore
La
diffusa consapevolezza che la luce artificiale condiziona
i processi della percezione visiva ha indotto le principali
case produttrici di lampade ad elevare il livello qualitativo
dell’emissione luminosa. Per stimare convenientemente
la qualità della luce ci si avvale di alcune grandezze
che rendono conto del suo contenuto cromatico. Ogni fonte
luminosa genera radiazioni elettromagnetiche visibili comprese
entro l’intervallo da 380 a 780 nanometri; la ripartizione
delle radiazioni della banda spettrale del visibile determina
il colore della luce o meglio la sua tonalità di
colore.
Secondo
una convenzione internazionale stabilita dalla CIE*, la
tonalità di colore della luce si esprime per confronto,
attraverso una grandezza termica, cioè la temperatura
assoluta espressa in gradi Kelvin (K), di un corpo
nero che irradia luce con la stessa tonalità di colore
della luce emessa dalla sorgente in esame. Tale temperatura
di riferimento è chiamata temperatura di colore,
nota anche come luogo dei punti plankiani.
Quando
la temperatura a cui è riscaldato il corpo nero (ma
anche, grosso modo, un metallo) si abbassa, la luce tende
al giallo e poi al rosso; quando si alza tende all’azzurro/blu
(anche se noi definiamo abitualmente calda la luce gialla
e fredda quella blu, basandoci sull’effetto emotivo
che provoca).
La luce si definisce convenzionalmente bianca quando ha
una temperatura colore attorno ai 5000 K.
La
temperatura della scala Kelvin, detta anche temperatura
assoluta (simbolo T), si determina aggiungendo il valore
273 alla temperatura della scala centigrada. Al contrario,
per avere la temperatura in gradi centigradi occorre sottrarre
273 al numero letto (ad esempio 2.000 gradi Kelvin corrispondono
a 2.000 – 273 = 1.727 gradi centigradi).
William
Thomson, noto come lord Kelvin, propose nel 1847, a seguito
di studi compiuti di assumere la temperatura limite di –
273°C come punto zero delle temperature e chiamarlo
zero assoluto.Fu introdotta una nuova scala termometrica
Kelvin o assoluta della temperatura.
* Commission Internationale de l’Eclairage
Indice
di Resa Cromatica (Ra)
Ciò
che chiamiamo colore non è solo una caratteristica
dell’oggetto illuminato ma la risultanza della percezione
della luce, che può variare da soggetto a soggetto,
da osservatore a osservatore. Più propriamente il
colore è dato dall’interazione tra diversi
fattori: la composizione spettrale della luce emessa dalla
sorgente; i fattori di riflessione o di trasmissione, per
singole onde elettromagnetiche, delle superfici illuminate;
la facoltà del soggetto di elaborare percettivamente
i segnali luminosi ricevuti dall’ambiente circostante,
sia quelli contenuti nel campo visivo, sia quelli memorizzati
e contestualizzati.
Per
ottenere una valutazione oggettiva della proprietà
di resa del colore di una sorgente luminosa si utilizza
l’indice Ra, il quale assume il valore 100 se la sorgente
di cui intendiamo stimare la resa cromatica produce lo stesso
effetto della sorgente luminosa di riferimento.
Maggiore
è la differenza di resa del colore rispetto alla
sorgente luminosa di riferimento, minore è il valore
dell’indice Ra.
Malgrado le diverse distribuzioni spettrali l’indice
Ra serve inoltre come un’ulteriore misura della bontà
della luce di una sorgente luminosa. La maggior parte delle
lampade a scarica HMI, HTI e HSR hanno un indice Ra molto
buono; ad esempio le HMI hanno un indice Ra>90, avendo
nella luce tutte le componenti di colore in un rapporto
equilibrato.